Paolucci, l'ex Robur, si racconta: "A Malta sto bene"

29.12.2018 23:04 di Tutto Siena Calcio  articolo letto 89 volte
Fonte: TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport
Paolucci, l'ex Robur, si racconta: "A Malta sto bene"

Michele Paolucci, attaccante ex Siena ma attualmente ai Tarxien Rainbows di Malta, a RMC Sport Live Show ha parlato così: "A trentadue anni avevo l'esigenza di trovare oltre agli stimoli professionali anche una realtà calcistica che potesse darmi una serenità personale migliore di quella che si trova in Italia. Nel nostro paese c'è tutto un contesto che non mi convinceva. Malta è comunque vicino a casa e ho trovato una realtà capace di soddisfarmi sotto ogni punto di vista. Quello maltese è un campionato molto fisico dove nei ruoli chiave ci sono comunque giocatori stranieri di livello. La federazione incentiva le società a migliorare le strutture". Quali sono le differenze tra il popolo maltese e quello italiano nell'approccio allo sport? "C'è stata un'evoluzione negli ultimi anni qua a Malta. Qua però si può parlare italiano, lo capiscono in tanti e anche a livello logistico è a un passo dall'Italia, anche per questo tanti giocatori si avvicinano a questo mondo. E' comunque una realtà che richiede un impegno fisico e mentale. I maltesi vivono lo sport con serenità. A Malta si vive il meglio del calcio e dello sport". Come vedi oggi il tuo passato in Italia? "Ora riesco ad avere una visione diversa delle cose. Non posso lamentarmi di quello che ho fatto anche se con la maturità di oggi magari avrei potuto fare una carriera migliore. Magari qualche silenzio in più da giovane mi avrebbe fatto bene. Il livello del calcio di oggi non è quello di dieci anni fa quando ero giovane io. Sono comunque contento della carriera che ho fatto e delle tante esperienze che ho potuto vivere. Oggi i giovani hanno meno voglia di combattere, di lavorare e di migliorare, vale per tutti i giovani, non solo italiani. Non rinnego ciò che ho fatto". Cosa pensi della Serie A di oggi? "I fischi da parte di certi primitivi capitano in tutti gli stadi. E' un problema culturale che abbiamo in Italia. Avere ancora dei problemi di razzismo e sentire degli individui fischiare un ragazzo di colore significa avere ancora tanti problemi. Siamo veramente molto indietro anche perché all'estero ci prendono anche molto in giro su questo aspetto".