Storie di ex, Atzori: "A Vercelli la squadra non mi voleva"

07.07.2018 13:36 di Tutto Siena Calcio  articolo letto 66 volte
Fonte: TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Storie di ex, Atzori: "A Vercelli la squadra non mi voleva"

Ha guidato per sole tre partite la Pro Vercelli nella scorsa stagione, un periodo breve che gli ha però permesso di stare a contatto con il mondo della Serie B. Gianluca Atzorista intanto aspettando la giusta chiamata per il prossimo anno, ma ai microfoni di TuttoMercatoWeb.com fa un punto della situazione sulla serie cadetta.

Cesena, Bari, Avellino, Foggia: situazioni che in B hanno fatto parlare. Preventivabili?
“Nel mondo del calcio le voci si sentivano, si era solo curiosi di capire se erano o meno fondate. Dispiace soprattutto per il Cesena, io spero nel miracolo e auguro loro di potersi iscrivere, ma esistono le regole che sono conti, e vanno rispettati. Vigileranno gli organi di competenza, anche per rispetto degli altri club”.

E' però giusto che il Foggia sconti la penalizzazione nel prossimo campionato?
“Quella del Foggia è una sanzione pesante, è dura ripartire, anche se il campionato di B, purtroppo o per fortuna, è lungo. Però farei scontare le penalizzazioni nell'annata cui si riferiscono, non in quella successiva, sia per rispetto delle altre squadre che di coloro che vestiranno, parlando di questo caso, la maglia del Foggia l'anno prossimo: subiranno una situazione della quale non hanno colpa”.

La Pro Vercelli non si sarebbe magari salvata, ma quanto pesa moralmente il -15 del Foggia?
“Pesa solamente perché, dal punto di vista delle regole, la Pro è una società modello. Chi non mantiene le regole è giusto che paghi, devono andare avanti i giusti”.

Della sua esperienza a Vercelli cosa si porta dietro?
“Sicuramente è stata una delusione morale, salvare la squadra sarebbe stato per me motivo di orgoglio, ma sono rimasto a Vercelli per sole tre settimane, non sento mia la retrocessione. La società mi voleva e io avevo molte motivazioni, ma la squadra non mi ha mai accettato: ho trovato un gruppo incredibilmente attaccato a Grassadonia, che non avrebbe accettato altra figura se non quella del mio collega. E quando i giocatori non ti seguono è dura, è la testa che comanda tutto”.

Situazione già vista: mister con sempre meno poteri e meno tutele da parte dei club. Perché?
“E' una domanda che ha già la risposta. La figura dell'allenatore è molto importante, ma oggi con niente è screditata, perché appunto i club non danno le giuste tutele: la forza di una gruppo è la società, che non può essere in mano ai giocatori, ma deve essere essa stessa forte a prescindere, perché così da forza anche al mister e la gestione è diversa. L'esempio è la Juve nel caso Bonucci: Allegri è stato giustamente tutelato dopo le sue scelte, la forza dei torinesi è stata questa”.