8 Marzo, festa della Donna: dedicato alla nostra condottiera...

08.03.2019 12:18 di Tutto Siena Calcio   Vedi letture
Fonte: TuttoC.com
8 Marzo, festa della Donna: dedicato alla nostra condottiera...

Non chiamatela presidentessa. Perché lo dice l'Accademia della Crusca e, soprattutto, perché non lo vuole lei. Parliamo di Anna Durio, presidente della Robur Siena. Anzi, la presidente. Per qualcuno una donna di ferro ma forse, più semplicemente, una gran lavoratice con cultura, intelligenza e un pizzico di follia che, forse, è requisito essenziale per tuffarsi nel calcio, soprattutto di Lega Pro. È lei l'ultima protagonista in questo 2018 di TuttoC in rosa.
 
Cosa cambia tra un presidente e una presidente?
“I problemi di noi donne, calcisticamente parlando, sono gli stessi degli uomini. C'è solo una grossa differenza: non posso entrare all'improvviso negli spogliatoi per festeggiare (ride NdR). In realtà non avrei problemi ma credo che potrei crearli e, quindi, non mi sembra il caso di andarci subito dopo un match. Anche se credo sia tutto un discorso di mentalità, dal momento che massaggiatrici e dottoresse vivono gli spogliatoi senza troppi problemi"

Perché non le piace presidentessa?
"Per lo stesso motivo per cui non riesco a concepire la parola "sindaca". Io non sento parlare di insegnantesse ma di insegnanti, stop. Quando hai di fronte parole asessuate, che vanno bene per entrambi i generi, non c'è bisogno di inventarsi nulla. Il presidente e la presidente. A lavoro vedo la professionalità di chi mi sta di fronte, non se sia maschio o femmina. E il linguaggio riflette questo mio modo di pensare e di vedere le cose. Ma sono abituata a pensarla così sin da piccola: uno dei miei primi lavori fu la radiotelegrafista, mi imbarcai sulle navi, altro ambiente prettamente maschile in cui era strano vedere una donna. Eppure il mio lavoro lo sapevo fare, l'essere donna non era qualcosa di negativo, anzi".

Come è arrivata nel calcio?
"Diciamo che sono sempre stata in ambienti maschili. Nel caso del calcio, la colpa o il merito, a seconda di come la si guardi, è di mio figlio Federico, il vicepresidente della Robur. In realtà sin da piccolina giocavo a calcio, anche perché ero un po' un maschiaccio e andavo d'accordo maggiormente con i bimbi che con le bimbe. Vivevo in campagna, in un piccolo paesino dell'entroterra ligure: era più facile vedermi con i pantaloni che con la gonna. E tanti anni dopo, un po' come me, anche mio figlio ha iniziato a giocare a calcio e mi ha coinvolto sempre più: ho iniziato con una piccola sponsorizzazione per la squadra in cui giocava e mi son ritrovata proprietaria di uno dei club storici d'Italia. Lui avrà anche appeso gli scarpini al chiodo ma la passione è rimasta a entrambi ed eccoci qua".

Il calcio è di famiglia, insomma.
"Mica tanto. In famiglia non c'era molta tradizione calcistica, io tifavo Cagliari solo perché amavo Gigi Riva. L'unico derby era quello con mamma che preferiva Rivera. Che poi io, tra l'altro, crescendo ho cambiato idolo, passando ad Antonio Cabrini come buona parte delle ragazze dell'epoca. Ora, ovviamente, in famiglia se ne parla molto di più, non è semplice lasciare il calcio fuori dalla porta quando il tuo vice è tuo figlio".

Torniamo alla donna e al suo ruolo nel mondo del pallone. C'è la paura di sentirsi pesci fuor d'acqua.
"Qualche figura femminile direi che c'è, ogni anno aumentano sempre di più sia alla base che al vertice: adesso abbiamo anche una vicepresidente. La realtà è che la donna non potrà mai essere al pari dell'uomo, semplicemente perché saremo sempre superiori (ride NdR). E poi non vedo perché certi lavori debbano essere prettamente maschili o femminili. È bello vedere che ci siano sempre più donne anche se non tutto è rose e fiori. Non vi dico la fatica che facciamo per trovare ragazze per il team rosa: le mamme, purtroppo, vedono il calcio come uno sport da uomini e quindi preferiscono portare le figlie in palestra o a pallavolo".

A proposito di vicepresidente. Un ruolo nuovo in Lega Pro per una donna.
"Ci sono procuratrici, allenatrici e calciatrici, non vedo perché non debba esserci una vicepresidente. Che poi mi sembra, nel caso specifico, una donna intelligente, seria e acculturata, in grado di ricoprire quel ruolo. L'ho conosciuta brevemente in Lega ma mi ha dao l'impressione di essere una che sa il fatto suo e che non si fa mettere i piedi in testa facilmente. La vedi così magra, bella e dolce però i piedi non glieli pesterei tanto volentieri. E mi auguro di cuore che la mia impressione sia corretta".

Al di là di semplici battute, vedremo mai una donna condurre il mercato della Robur?
"Perché no? Le donne possono ricoprire tutti i ruoli, compreso quello di direttore sportivo. Premesso che non ho alcun problema con i miei attuali responsabili del mercato, non avrei problemi a tesserare una donna in quel ruolo se sa svolgere il suo lavoro con professionalità".

Discriminazioni. Ne ha mai viste o subite nel mondo del calcio?
"A livello personale no. Però ogni tanto senti qualche battuta che ti fa storcere il naso. Magari vedi un avvocato donna che indossa un vestito un poì più aderente e senti dire che con un abbigliamento così il giudice le darà sicuramente ragione. So che è una battuta ma diciamo anche che ne ho sentite di migliori. Non sono femminista però certe cose anche no".

Nel frattempo, nel girone A, ci sono altre due colleghe: Claudia Fantino Colla che guida l'Albissola e Patrizia Testa alla Pro Patria.
"A Busto purtroppo non sono riuscita ad andare, sicuramente avrò il piacere di conoscerla più in là. Ho invece conosciuto, seppur per poco, la collega ligure. È bello vedere altre donne alla guida dei club ma la cosa non mi stupisce e non deve stupire: non vedo nessuna differenza tra un presidente di sesso maschile e una di sesso femminile".

Anna Durio presidente di un club di Serie B. Che effetto farebbe?
"Non sarebbe affatto male. Diciamo che il pensarci mi crea un po' di dispiacere, visto che non siamo in cadetteria per colpe altrui e non nostre, tra le squalifiche post-Catania e il blocco dei ripescaggi. È stata un'annata devastante sia per le grandi gioie che per le grandi delusioni. Spiace, al di là di quanto successo al Siena, tutto il caos estivo: lì non parliamo più di calcio ma di situazioni che creano problemi allo sport vero".