Basta parole, vogliamo i fatti: la B e la C si interrogano su retrocessioni e promozioni

05.12.2018 13:07 di Tutto Siena Calcio  articolo letto 59 volte
Fonte: TuttoC.com
Basta parole, vogliamo i fatti: la B e la C si interrogano su retrocessioni e promozioni

Nulla di nuovo sotto il sole. Partiamo da dove ci eravamo lasciati: in Serie B e in Serie C non sappiamo ancora quante squadre retrocederanno e quante saranno promosse. Non c’è che dire, siamo soltanto al 5 dicembre. Il timore di nuove ripercussioni legali di ogni decisione rischia di paralizzare il nuovo assetto? Non vogliamo pensarla così, chi di dovere deve decidere e deve fare quanto prima.

Giustamente il presidente Gravina ha definito i primi 50 giorni utili a calmare le acque e ridare tranquillità. Ora servono i fatti, la rinnovata sintonia con la Lega B è di sicuro una bella notizia: nessuno dubitava delle qualità personali dei soggetti interessati, lo scontro istituzionale non era certo una bega da quartiere. Ma c’era e c’è. La grande pacificazione di Gravina, però, non può prescindere dall’assumere una posizione chiara sul funzionamento del meccanismo di promozione e retrocessione. Eravamo fuori tempo massimo già due mesi fa.

I primi passi li attendiamo il 18 dicembre: nuove norme sulle iscrizioni. Servirà a evitare che a campionato in corso arrivino i classici deferimenti Covisoc? No, perché le aziende falliscono e guadagnano a seconda dell’andamento economico, non del volere della federcalcio, ma aiuterà. C’è poi la questione del format dei prossimi campionati. Bella domanda, ha detto Balata. La riduzione delle squadre è inevitabile, lo ripetiamo da tempo. Nessun’altra grande federazione ha 102 società professionistiche. C’è una soluzione inevitabile: A e B a 20 squadre (la A sarebbe ancora più divertente a 18, ma vedremo), C a 40 squadre. 60 soltanto con un semi-professionismo effettivo, che dovrebbe essere fin troppo flessibile ma fungerebbe da cuscinetto. Il tempo della pacificazione era necessario ed è passato, ora è arrivato quello delle decisioni.

Chiudiamo - scrive ancora il collega Ivan Cardia - con il paradosso della Virtus Entella. Qualcuno sostiene che la società ligure non avrebbe dovuto fare ricorso per la mancata espulsione di Paolini nella gara contro il Cuneo. In effetti, si era praticamente al novantesimo e probabilmente non ha influito sul risultato della gara. Ma non fare ricorso vuol dire accettare l’assurdo, sostenere che non si dovesse fare sfiorare il ridicolo: sfido qualsiasi squadra, in qualsiasi torneo, anche il sette contro sette del mercoledì, a non fare ricorso contro un provvedimento del genere. Poi leggere l’Entella sempre accostato a vicende giudiziarie può aver annoiato, poi l’Entella deve realizzare che l’importante è vincere sul campo (dove, per la cronaca, ha ancora un vantaggio potenzialmente incredibile sull’attuale prima in classifica). Ma dopo un’estate ridicola non siamo costretti a coprirci ancora di ridicolo.